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#VentiPunti – 11 – Ai lati d’Italia

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(In questa rubrica settimanale il fondatore di Grrrz Comic Art Books, Andrea Benei, pubblicherà un diario minimo di venti punti per illustrare al lettore come intende inventare la tradizione di questa Casa Editrice. E promette a tutti di illustrare solo questo.)
 

 
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Sipario chiuso, sipario aperto. Silvana è al centro, il pubblico è lì per lei, ha impiegato cinque anni per radunarlo. Ma a quella replica c’ero anche io. Nella posizione in cui mi ha messo lei, in piedi, mento alto, occhi bassi, alle sue spalle. Appena la musica inizia, inizio a immaginare il mio ruolo nella coreografia. Silvana non detta ordini né lezioni. Cerca l’armonia. Se la aspetta. Si aspetta che le cose filino lisce. Così parto con un’unica certezza, sono nella posizione che mi ha affidato. Quanti editori hanno un allievo? Non lo sapevo, quando si è aperto il sipario. La musica inizia. Silvana si sposta in avanti, io, penso sia giusto fare un passo indietro. Mentre Silvana è sempre ritta di fronte ai suoi spettatori, io indietreggio. Ammortizzo la sua figura importante, la alleggerisco dei pesi, mi carico della sua ombra. Stende le mani, si vede che l’ho alleggerita, riesce a divertirsi di più, sorride.

(La prima cosa che ho imparato da un editore, prima di Silvana, è stata: preparati a spostare molta carta, e non c’è niente che pesa come la carta.

Così le prime cose che ho fatto per Silvana sono state spostare un enorme quantitativo di carta. Allestimento, spedizioni, resi, consegne. Robe fisiche. Per dimostrarmi volenteroso, dovevo toglierle peso.)

La musica continua. Silvana scarta a sinistra, io resto immobile, penso che così mi vedono tutti. Resto immobile, ognuno ha il suo posto, mentre Silvana ritorna di fronte a me. Allora faccio un passo in avanti, così le sono proprio alle spalle, ma scarto alla sua destra. Che capiscano il mio ruolo.

(E così via un balletto che è durato tre anni di apprendistato. Poi, l’agosto scorso, Silvana mi ha messo tra le mani una cosa piccola e luminossima. Pura come altre non ce ne sono nel nostro giro. E io la sto maltrattando in tutti i modi, sperando di farla vedere a ancora più persone. Aumentare il nostro pubblico. Ma prima di quella notte di San Lorenzo, Silvana si è mossa nell’ultimo passo. Si è messa di spalle contro le mie spalle.

Così mi ha mostrato come saremo diventati uno. E uno. Se c’è un momento per rivelare perché chi ci guarda male non capisce nulla di libri, allora questo punto, l’undicesimo, è quello perfetto. Spalle contro spalle, Silvana mi ha insegnato che saremmo diventati palindromo, saremmo stati visti allo stesso modo, letti allo stesso modo, da ogni estremo. Mi ha trasmesso la sua purezza.

Senza vedere cosa combina, senza vedere cosa combino, la nostra fiducia reciproca così ci rende belli, mento alto e occhi bassi, e infinitamente gli stessi, finché dura la musica. Vivi, birboni. Inattaccabili.)

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