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#VentiPunti – 15-18 – Salire in collina

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(In questa rubrica settimanale il fondatore di GrrrComic Art Books, Andrea Benei, pubblicherà un diario minimo di venti punti per illustrare al lettore come intende inventare la tradizione di questa Casa Editrice. E promette a tutti di illustrare solo questo.)

Questo punto, composto da tre, è il più breve: quando si decide di darsi alla resistenza, è necessario tenere i piedi asciutti e la testa bassa. E, soprattutto, aspettarsi che duri molto, molto tempo.

Le guerre lampo non esistono. La vita in collina è una lunga manutenzione del sé. Il nemico è solo una presenza, l’imperativo di resistere è più che altro una religione lontana, una vocazione.

Così sono salito. Quanto durerà non saprei. So che piano piano sto già arredando i rifugi, ripristinando un ordine apparente che mi ricordi com’era la quotidianità civile. Me lo dicono spesso, sono uno di quelli che tornerà a fare il borghese quando sarà finita.

Un giorno, al quale è difficile credere, arriverà la pace, o l’assalto, o la resa. Nel frattempo però bisogna badare alle staffette, star fuori dai guai, trovare viveri, radio e munizioni. Immaginavo la mia vita più felice, più serena. Ma non la vorrei diversa. Non vorrei avere la camicia dello stesso colore di tutti gli altri, non vorrei sentir ripetere le stesse cose tutti i giorni. Tutti uguali, ma senza tempo, senza luogo. Era consolante, certo: non saziava, però, non mi saziava mai.

Così attendo, mi do da fare, lavoro piano, il silenzio sgombra il cielo, il cervello si riposa. La collina non è la città, nè la spiaggia, nè una vetta. Non ci sono estremi, l’orizzonte è dappertutto, oppure non si vede mai. Così attendo, ero un cadetto che poteva starsene a casa e godersi certe comodità, ma avevo questo male, questa straziante lucidità, non potevo tenermi a regime. Così attendo, divento un po’ brigante, sto in mezzo a persone che conosco per soprannome, erano ricchi o erano poveri, medici o operai, io ho il compito di organizzare il loro lavoro, ogni tanto li guardo e mi chiedo chi fossero prima, prima di essere tutti uguali, ma qui e ora, a disegnare, un colpo dopo l’altro, un’Italia migliore.

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