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#ventiPunti – 5 – Avere fortuna

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A poche persone riesco a raccontare come è andata con Silvana. Ma visto che non posso sapere chi legge queste righe, e visto che dei lettori dei miei libri ho una grandissima stima, allora immaginerò qui che tutti coloro che mi sentono, proprio perché sono qui, abbiano le proverbiali orecchie per intendere. Dicevo, quindi, Silvana e io: la versione vera, e ufficiale dunque, è che fu una delle mie insegnanti a un Corso in Editoria organizzato dall’Associazione Guteberg di Roma, al quale mi iscrissi circa quattro anni fa. Al momento di assegnare lo stage conclusivo – ne era previsto uno per ogni studente – io fui il primo, e l’unico, a alzare la mano dopo la proposta di Silvana: niente danaro, niente promesse, ma tutte le chiavi, qui e adesso.

Esiste una lingua diversa, però, a cui mi riferisco per raccontare, solo a chi penso possa intenderla, quell’evento, e con la quale io credo si possa raccontare allo stesso modo ogni altro evento, il piccolo inciampo come la Grande Guerra. Una lingua immane, assoluta, che non descrive la realtà, come quelle sui vocabolari, ma realizza ciò che afferma, eternamente. La lingua del Verbo cattolico, e prima della Visione orfica, e prima della Presenza nei geroglifici, e prima, e prima, fino all’Uno.

Quando ho capito cosa mi stava accadendo, circa due mesi dopo aver alzato la mano, ho sperimentato una serenità che ha scalzato gli altri amori, le altre passioni, non eradicandoli però, come fanno le ossessioni, ma includendoli e sommandoli: avevo avuto fortuna, avevo trovato una mentore.

La piramide delle necessità umane è uno schema piuttosto noto: alla base ci sono il cibo, necessità primarie, poi certe soddisfazioni, necessità secondarie, e su su fino alla Realizzazione del sé. Ora, un genitore offre al figlio le conoscenze necessarie per salire i primi due o tre scalini di questa piramide. Nell’interpretazione dei più, poco europea e molto statunitense, i successivi gradini sono da guadagnarsi con le sole proprie forze, da soli, per avvallare il mitoide in cui ciascuno è meritevole e responsabile della propria sorte. Questo mascheramento efficentistico spesso impedisce di riconoscere il proprio mentore, colui al quale spetta il compito di insegnare ai propri scelti come salire i restanti gradini, fino alla propria fortuna.

Ecco: dunque, spero abbiate capito come ho conosciuto Silvana, ma soprattutto perché.

 

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